Storie di pasti marginali

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Storie di pasti marginali

Valutato 5.00 su 5 su base di 3 recensioni
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Dalla provincia marchigiana parte un insolito attacco al potere, declinato in forma enogastronomica, a opera di due cinquantenni cresciuti a pane, ciauscolo e sovversione sociale.

Per un decennio vengono messi a segno colpi a bassa intensità e discreta rilevanza mediatica. Ma, nel realizzare l’ultima impresa a km 0, le cose vanno storte e ci scappa il morto.

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Descrizione

Dalla provincia marchigiana parte un insolito attacco al potere, declinato in forma enogastronomica, a opera di due cinquantenni cresciuti a pane, ciauscolo e sovversione sociale.

Per un decennio vengono messi a segno colpi a bassa intensità e discreta rilevanza mediatica. Ma, nel realizzare l’ultima impresa a km 0, le cose vanno storte e ci scappa il morto.

Da qui si dipanano le vicende personali e collettive che ruotano intorno al commando Pasti Marginali: la famiglia Rossi, il magistrato e l’ex poliziotto, il giornalista, la prostituta, Paola e Laura.

Tutti coinvolti, a vario titolo, in un percorso tortuoso e sgangherato che porta ognuno a rifugiarsi in luoghi lontani, dell’animo e del mondo, in cerca di nuovi equilibri.

Autore: Angelo Canaletti
ISBN: 9788869120688

3 recensioni per Storie di pasti marginali

  1. Valutato 5 su 5

    Angelo canaletti

    Non so se vale, lo dico per chi farà una recensione vera…
    intanto muovo le acque in attesa di nuovi eventi.
    Grazie a Gianluca e Fabiola!

  2. Valutato 5 su 5

    Riccardo Canaletti

    Quando ci si avvicina ad un noir (a sfondo sociale e politico), il rischio è di dimenticare sia il racconto, che i personaggi, sia l’aspetto politico, sia le atmosfere. In questo romanzo non succede. Ogni singola esperienza (politica, lirica, descrittiva – quindi realistica – e narrativa) è miscelata con equilibrio alle altre. I colori sono tipici del noir, ma non si affoga in una atmosfera fumosa e opprimente. L’ironia che percorre l’intero libro come un treno merci che porti i concetti più profondi, investe l’intero paesaggio, prima marchigiano (tratteggiato non in senso campanilistico, ma anzi visto con gli occhi del vero narratore che sa cogliere il piccolo senza celebrare prima il grande), poi internazionale; tale paesaggio ricorda un mondo complesso e completo, grottesco nella misura in cui personaggi come prostitute e poliziotti vengono resi in maniera davvero profonde e per questo particolare, ma soprattutto tale paesaggio si configura come vario, originale e perfetto. Non ci sono cattivi, non ci sono buoni, non ci sono dicotomie estreme, tutto è preso con enorme leggerezza, quella che Calvino, nelle sue Lezioni americane, definiva come un planare leggero su ogni cosa. Angelo Canaletti stilla miele, facendo un ritratto del ’77 e di oggi profondo e inquieto, ma allo stesso tempo ricco di ironia e freschezza tipica di chi, avendo le idee chiare, può davvero, a buon diritto, definirsi scrittore.

  3. Valutato 5 su 5

    kukahone o’zchebak

    nel libro di canaletti si ride, si piange e si fa a pugni con il mondo!

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