Non come un diario di Massimo Buccheri

Non come un diario di Massimo Buccheri

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Descrizione

Un viaggio in bus a La Paz con molti imprevisti, fa da sfondo a una serie di riflessioni sulla situazione socioeconomica dei paesi sviluppati e di quelli del così detto sud del mondo.

A una festa tradizionale di Cochabamba, nasce una storia d’amore fra un’abitante del luogo e un viaggiatore in fuga dal suo passato.

Un trekking nella foresta amazzonica, dove uno dei personaggi compie un inaspettato percorso interiore che lo porterà alla fine a cambiare vita.

Infine la storia di quattro fratelli, allegorie di differenti aspetti che possono convivere in un uomo o differenti livelli di evoluzione “spirituale” dell’uomo stesso. Una storia che si sviluppa in un Paese latinoamericano senza nome, perché infondo potrebbe rappresentarli tutti, dove le diverse sfaccettature della cultura locale, non sempre positive, si mescolano alle invasioni neocolonialiste dei Paesi sviluppati, nei quali intanto le contraddizioni si manifestano sempre più prepotentemente.

2 recensioni per Non come un diario di Massimo Buccheri

  1. Angela Cecotti Esposto

    Non come un diario…ma come un romanzo in cui vicende biografiche e moti interiori si mescolano a racconti i cui personaggi nascono da inaspettati incontri, durante i diversi viaggi compiuti dallo scrittore , con uomini e donne , figli di una terra, la Bolivia, dalla natura di una bellezza tanto meravigliosa quanto tragica; uomini e donne che sembrano nascondere nel proprio sguardo silenzioso e fiero il segreto insondabile dell’esistenza, ma in cui si può cogliere anche il valore della resistenza di un popolo che, nonostante i processi storici della colonizzazione e del neoliberismo che ha dovuto subire non senza opporvisi, non ha perso la propria dignità e la speranza di un altro mondo possibile al di là delle disillusioni e del disinganno. Nei racconti incontriamo anche personaggi che sono alter ego dell’autore stesso e ne raccontano la personale evoluzione spirituale e crescita nella propria consapevolezza. Un cammino, un viaggio interiore , intrapreso qualche decennio fa, in cui chiunque abbia viaggiato e vissuto per un certo periodo nel continente latinoamericano si può riconoscere e ritrovare. Sì, perchè ci si può identificare nelle iniziali aspettative e proiezioni sulla realtà sudamericana, negli ideali coltivati nella giovinezza ascoltando magari le canzoni degli Inti Illimani o leggendo I diari della motocicletta di Chè Guevara. Ci si può rivedere e sorprendere nell’ arrivare alla fine alle medesime riflessioni e constatazioni , frutto dell’esperienza stessa in questi paesi. Chiunque abbia imparato ad amare questo continente nelle sue tante contraddizioni, anche scontrandosi con la sua dura realtà e con il proprio idealismo a volte ingenuo, non può che essere riconoscente nei confronti di questa terra e della sua gente, della sua arte dell’aspettare e dell’osservare senza giudizio tanto la bellezza di una goccia di rugiada su uno stelo di un fiore quanto la miseria di un paesino sperduto nella selva amazzonica durante una interminabile sosta in bus sotto la pioggia sferzante che da giorni rende impraticabile le strade.

  2. Fabio Castelli

    Smarrirsi tra i sentieri della foresta amazzonica a causa di un malvagio spirito che risiede in un albero, è un pò come perdersi tra i cattivi pensieri non riuscendo più a trovare la lucidità per riconquistare il giusto percorso della propria vita. Nel leggere questo libro ho perso il conto delle volte in cui un breve passaggio, magari una frase o una parola, sembravano celare un significato nascosto molto più profondo di quello che poteva apparire superficialmente.
    Sfogliando avidamente pagina dopo pagina, ci si immerge in un viaggio profondo nei più sperduti meandri di una terra esotica che provoca allo stesso tempo fascino e timore ed è in un momento di sconforto per le sorti avverse di “Primo”, o in uno di gioia per i successi di “Mino”, che chiudi rapidamente il libro, inizi a fissare la foto di copertina e ti sembra di intravedere qualcosa: quella flota impantanata nel fango laggiù, sono io?

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